La Russia di Putin e la scommessa da rivedere

Lo smarrimento che tutti viviamo da un mese si attenua solo quando si spegne la tv o si abbassa lo schermo del pc. Non eravamo pronti, forse non lo si è mai alla guerra, soprattutto a una guerra inaspettata, di invasione, che come ha ricordato Noam Chiomsky non ha nulla di differente dall’invasione della Polonia nel 1939 ad opera di Hitler e Stalin, o dell’invasione dell’Iraq del 2003 da parte di G W Bush II. Stessa operazione, stessa idea imperialista, stessa catastrofica missione: invadere, annettere, glorificarsi per un’operazione militare, entrare nella storia.

In queste settimane di guerra uno tsunami di analisi ha spiegato e raccontato come si è arrivati a questa situazione. Con migliaia di dettagli e aneddoti vengono riportati i motivi che hanno portato W. Putin a un’azione – ignobile – che ha creato uno spartiacque, di cui non si vede ad oggi il fondo, tra la Russia e il mondo democratico.

Storia della guerra fredda, storia dei patti non rispettati – sempre dall’occidente – , storia degli ex satelliti russi che chissà perché hanno voluto l’annessione alla Nato e tanto altro ancora. Alcuni sono anche arrivati a un nuovo processo a Gorbaciov sulla fine dell’URSS. Per inciso, la fine dell’Urss arrivò non per meriti della Nato o per colpa di Gorbaciov (che andrebbe sempre ricordato come immenso uomo di pace!) ma per implosione. Una implosione che negli anni 80 era stata preceduta da disastri militari (Aghanistan), nucleari (Chernobyl) e un sistema economico-finanziario al collasso.

Di fronte alla catastrofe ucraina, tra le tante critiche all’occidente di questi giorni, si dimentica qualcosa. Quando si parla di complotto contro Mosca si tende a dimenticare il legame di dipendenza che negli ultimi trenta anni abbiamo stretto con questo paese. Solo stupidità nostra?

Dopo il crollo dell’Urss, l’anarchia degli anni 90 e la nascita della classe degli oligarchi, molti paesi europei scommisero (a questo punto possiamo dire tutto!) sulla figura del nuovo Presidente, W. Putin. Tanto che quella scommessa oggi la beviamo in ogni caffè, in ogni tisana e la vediamo in ogni lampadina accesa. A ogni clic fatto su questo o quell’apparecchio elettrico o elettronico. Tutti i paesi europei, ma più di tutti Italia e Germania, hanno investito sulla figura dell’amico Putin, creando una dipendenza che prima di lui non esisteva e fingendo di non vedere il suo dispotismo.

I governi che si sono succeduti nei nostri paesi potevano scegliere di non legarsi al gas russo, puntare su altri produttori, investire su altri gasdotti, in paesi anche meglio ricattabili a livello geopolitico. Ma un accordo economico con la Russia conveniva a tutti, e inoltre avrebbe stabilizzato un paese importante. Gas per euro, euro per gas. “Compriamo gas a un prezzo vantaggioso e ti garantiamo entrate certe e sicure ogni giorno”. Così la Russia è uscita da una crisi disperata e si è trasformata nel ricchissimo gigante produttore di gas e petrolio. I politici europei scommisero su un legame economico, pensarono che questo avrebbe contribuito ad avvicinare la Russia al sistema democratico (scommessa persa!) e avrebbe garantito un benessere diffuso a una popolazione che si sentiva reduce da una bruciante sconfitta (altra scommessa persa, vista la pessima redistribuzione della ricchezza in Russia!).

Valutare la scommessa che i governi europei hanno perso con Putin, proprio su lui, non può non essere parte di una più complessa analisi su questa catastrofe.

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